Università Ca' Foscari di Venezia - Dipartimento di Scienze dell'Antichità e del Vicino Oriente
home equipe ricerca i luoghiAlta Valle del Tagliamento Formigine Galliera Harim Laodicea Nonantola S. Giacomo in Paludo S. Michele alla Verruca S. Quirico di Populonia Solimbergo Stari Bar VignolaDidattica iam_ve
Stari Bar è stata interessata da campagne di recupero già alla metà degli anni ’50 del XX secolo, quando l’architetto Ðurđe Bošković iniziò una lavoro di restauro e mappatura della città  e dei suoi principali edifici che costituisce tutt’oggi una tappa fondamentale per approcciarsi alla città e la cui pubblicazione data al 1962.
Il drammatico terremoto che colpì l’area nel 1979 compromise notevolmente i lavori svolti ma diede la spinta alle autorità locali che riconsiderarono il grande potenziale storico- culturale di Stari Bar. Nell’ambito di questa seconda stagione di interventi, seguiti da Omer Peročević, si inserisce un progetto di rivalutazione della città, che si voleva rendere fruibile al pubblico e ripopolare in modo organizzato, allo scopo di trasformarla in un centro di aggregazione culturale e produzione artistica, restaurando degli ambienti ad uso abitativo, creando un teatro all’aperto e predisponendo degli spazi per accogliere mostre. Il progetto non si concluse  come auspicato ma lasciò l’eredità di molteplici edifici totalmente restaurati o ricostruiti, l’allestimento di un piccolo Antiquarium all’ingresso della città fortificata e la possibilità di visitare la città nella sua interezza.
L’interesse dell’Insegnamento di Archeologia Medievale dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, per Stari Bar matura nel 2004,  con il finanziamento della Comunità Europea all’interno del Progetto Cultura 2000 su L’eredità della Serenissima, del Ministero degli Esteri Italiano e della Regione Veneto. La missione si avvalse della collaborazione con l’Università di Capodistria, nella persona del Prof. Mitja Guštin, degli archeologi montenegrini Mladen Zagarčanin e Omer Peročević, del Museo Civico di Bar, creando un gruppo di lavoro eterogeneo volto allo scambio e all’arricchimento delle competenze.  Alle missioni partecipano e hanno partecipato ricercatori e studenti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dell’Università di Belgrado, di Capodistria, di Madrid, di Cambridge, di Skopije, permettendo di associare la ricerca archeologica alla formazione di personale locale.
Stari Bar 2004. Topografia e funzionaltà urbane. I depositi sepolti. Indagini nella cittadella fortificata.

L'obbiettivo sul quale si è strutturato questo primo progetto è stato approfondire le conoscenze delle dinamiche insediative, costruttive e di trasformazione del sito di Stari Bar, definito - per la sua felice posizione sulla costa - "Porta dell'Adriatico". Le domande che hanno mosso la prima campagna di ricerca archeologica volevano sostanzialmente indagare alcuni aspetti:

    • le principali fasi di vita della città individuabili attraverso l’analisi del costruito
    • gli estremi cronologici della nascita della città (senza enfatizzare la sua presunta origine antica)
    • i gruppi sociali che abitarono la città in base alla loro cultura materiale
    • l’organizzazione e sviluppo dello spazio urbano in base a fattori sociali, culturali ed economici
    •  le relazioni della città con il territorio circostante e le sue risorse.

 

Stari Bar 2005. Nel nucleo più antico della città

La successiva campagna (2005) ha permesso di implementare i dati acquisiti nella precedente e di indirizzare con maggiore precisione le aree in cui intervenire. Il lavoro preliminare di analisi dei depositi in alzato, lo studio della topografia della città e la valutazione dei bacini sepolti, uniti allo scavo del saggio UTS 161,  hanno permesso di meglio indirizzare gli interventi e l’attenzione su  alcuni aspetti.
Gli interrogativi che hanno mosso la ricerca nel secondo anno si possono così riassumere:

  • la ricostruzione della sequenza di un complesso abitativo, con particolare attenzione alle fasi precedenti al XIII secolo
  • l’identificazione delle stratificazioni socio-economiche e il loro sviluppo nel tempo
  • i caratteri sociali espressi dallo sfruttamento e degli usi fatti dello spazio
  • l’indagine di contesti con destinazioni d’uso profondamente diversi tra loro per ricostruire un quadro quanto più possibile ampio della città nelle sue fasi

Nel 2005 si sono quindi aperti 4 saggi dislocati all’interno di quell’area che il Bošković ipotizzava essere legata alle prime fasi di sviluppo della città e scelti in base alla loro rappresentatività per differenti funzioni: religiosa, difensiva, abitativa. I 4 saggi sono: UTS 112a, una porta urbica legata alla prima cinta muraria e datata al IX secolo (datazione confermata dallo scavo); UTS 45, un convento domenicano (?) riconvertito in unità abitativa/produttiva turca; UTSS 8a e b, due vani pertinenti al quartiere sorto lungo il tratto viario che collegava la porta urbica 11 alla piana di S. Giorgio.

Dal 2005 si sono iniziate le analisi sui resti archeozoologici restituiti dagli scavi, grazie alla collaborazione con il Dr. A. Pluskowski e K. Seetah del’Università di Cambridge.
 

Stari Bar 2006. Un isolato veneziano. Un quartiere all’interno della prima cinta di mura.

In seguito alla stampa nel 2004 di un volume di Mladen Zagarčanin, che presenta un cospicuo gruppo di materiali di produzione veneziana  emersi durante gli scavi eseguiti da Omer Peročević negli anni ’90, si è deciso di concentrare l’attenzione sull’isolato che ha restituito i corredi da tavola. L’omogeneità sia tipologica che cronologica, il numero considerevole di pezzi e la sicura origine veneziana dei manufatti hanno permesso di identificare con certezza la pertinenza di questi vani abitativi  alla fase di occupazione veneziana di poco precedente la caduta della città in mano turca (1571). L’intero isolato si poneva inoltre come un caso unico per studiare un complesso abitativo che sembra il frutto di una pianificazione organizzata degli spazi, dotato di reti viarie interne e di un complesso sistema di gestione delle acque:  sotto i piani pavimentali si trovano numerose cisterne, mentre lo smaltimento delle acque  reflue è affidato a una rete di canalizzazione che defluisce verso la strada su cui si affaccia il  gruppo di abitazioni. Mancava inoltre un rilievo accurato degli ambienti nella loro articolazione e l’analisi delle strutture in elevato per determinarne le fasi costruttive.
Sotto il segno della continuità si sono proseguite le ricerche nel quartiere meridionale della città, nei vani attigui a quelli esplorati nel 2005, le UTS 8c e 9a e le analisi sui resti faunistici di A. Pluskowski e K. Seetah. Agli studi paleoambientali si è affiancato l’indagine sui resti di carboni, grazie alla collaborazione con la Prof.ssa Forti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.
 
Il prodotto finale di tutte queste operazioni si delinea come la valorizzazione del sito mediante la costruzione di progetti e di protocolli generali di comportamento nel recupero dell'intero sito, anche attraverso l'esportazione di metodologie e tecnologie innovative sul piano della ricerca archeologica. La finalità resta quella di una musealizzazione ragionata e di un recupero della città, che garantiscano ad un pubblico sempre più ampio un itinerario di visita impostato all’arricchimento delle conoscenze del territorio e del sito seguendo un percorso filologicamente strutturato e innovativo dal punto di vista didattico.

 
 
 
 
 

Sede di Palazzo Bernardo: S. Polo 1977/A Tel. 041/2346311 Fax 041/5242605

Sede Amministrativa a S. Sebastiano: Dorsoduro 168-I Venezia Tel: 041/2347331 - Fax: 041/5210048

IAM_VE: palazzo Ca' Vendramin ai Carmini, Dorsoduro 3462 Venezia 041/2349544