Università Ca' Foscari di Venezia - Dipartimento di Scienze dell'Antichità e del Vicino Oriente
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Una città tra le montagne e la costa
Stari Bar è una città abbandonata in Montenegro, che si sviluppa su una collina rocciosa a circa 5 km dalla costa e dalla moderna Bar (il principale porto del Montenegro). Si trova in un punto intermedio tra le Bocche di Cattaro a nord e l’estuario della Bojana, lungo la quale vennero fondati importanti insediamenti ellenistico-romani. Questa posizione privilegiata ne fece un punto di snodo tra la costa e i commerci adriatici e le zone interne della Serbia e dei Balcani.

L’abbandono

Gli ultimi capitoli della storia di Stari Bar ne vedono l’abbandono in seguito alla guerra di Liberazione Montenegrina dall’Impero Ottomano (1870-72), in particolar modo in seguito al bombardamento del 1878 e alle distruzioni causate dalle esplosioni delle polveriere all’interno delle mura (1882 e 1912). La città si trasferì lungo la costa, ricreando un nuovo nucleo attorno alla residenza estiva del figlio di re Nicola (attuale Museo Civico), la moderna Bar.

Le origini: il mito di una presunta antichità

Le origini della città e le prime fasi di insediamento nell’area sono ancora nebulose. La tradizione vuole che risalgano al mondo illirico, con una continuazione in età ellenistico- romana, ma le fonti a nostra disposizione restituiscono un quadro diverso. Procopio di Cesarea nel VI secolo menziona Antipargan, che la tradizione vuole identificare con Stari Bar, ma la corrispondenza è tutt’altro che certa; per avere le prime fonti documentarie certe si deve attendere fino al X secolo, quando si cita per la prima volta una città dal nome di Antibari . Nel secolo successivo un sito dal nome simile viene citato tra i territori pertinenti al thema bizantino di Drać (Duracium). Le fonti archeologiche a supporto delle tesi che vedono la nascita di Stari Bar in una non ben determinata antichità sono a loro volta assenti o per la Tarda Antichità troppo scarse per non essere imputate a residualità: alcuni frammenti di anfore (Samos Cistern Type) e di ARS (tra V e VI secolo). Anche gli stessi mosaici di S.Teodoro, rinvenuti dal Bošković negli anni ’50 e datati al VI secolo, sono stati reimpiegati e di incerta origine.

 

La strutturazione della città: l’Età Medio Bizantina
Al IX secolo data la formazione certa di un primo nucleo abitativo organizzato, sorto sulla sommità della collina attorno alla chiesa di S. Teodoro e cinto da una prima cerchia di mura. Le evidenze archeologiche per queste fasi hanno restituito dati più sicuri. Gli arredi scultorei di S. Teodoro (UTS 1), colonne, arredi litirgici in pietra scolpita e un’epigrafe, datano l’edificazione della struttura religiosa tra IX e XI secolo, un range cronologico che trova conferma dalle indagini all’interno della porta urbica 112 (saggio 112a, scavato nel 2005), unico elemento finora identificato come pertinente alla prima cinta difensiva. La presenza di ceramica grezza foggiata a mano, con decorazioni incise ondulate ravvicinate, la cosiddetta “ceramica slava”, insieme alle datazioni radiometriche dei depositi, portano a delle cronologie ascrivibili al IX secolo. Dalle ricerche nell’area meridionale della città, sono emersi inoltre residui di stratificazione di una fase insediativa precedente al XII secolo, caratterizzata da residualità ceramiche e da sepolture, prima che il tardo XII secolo vedesse l’edificazione di strutture di una certa consistenza (mura?).Al X secolo si riferiscono anche le prime fonti scritte certe: si ricorda che attorno alla prima metà dell’VIII secolo Stari Bar diventa sede vescovile, quando la diocesi dell’Illirico orientale cade sotto il controllo dell’arcivescovo di Costantinopoli. Il Boskovic identifica come il primo palazzo del vescovo una struttura sulla piana di S.Giorgio, oggi illeggibile a causa dei restauri invasivi.

Da Bisanzio alla formazione di un’aristocrazia locale.
I dati archeologici per il periodo compreso tra il X secolo e la conquista veneziana della città aumentano considerevolmente avvicinandosi al XIII secolo. Relativamente al periodo delle prime istanze di autonomia della città da Bisanzio (X-XI secolo), non restano evidenti tracce archeologiche che possano essere ascritte a un qualche significativo cambiamento, sia sociale o legato alla struttura della città, eccetto alcuni ipotetici cimiteri.
Nell’ambiente 8b i tratti della cinta muraria, che sono preceduti presumibilmente da strutture analoghe in legno o pietra (non anteriori al XII secolo), sembrano indicare che le restanti zone della città fossero escluse dalla prima cerchia bizantina ed edificate a partire dal XIII secolo. Questi dati convergono nel mostrare una città che si mantenne di estensione contenuta almeno fino al XII secolo.

La piena autonomia dall’Impero Bizantino ottenuta con le dinastie feudali dei Nemanjić e dei Balsić, coincide con i primi cambiamenti percepibili attraverso le fonti archeologiche: dalla metà del XIII secolo gli edifici in legno precedenti, soggetti a frequenti riusi, sono sostituiti a quelli in pietra, e la presenza abbondante di ceramiche rivestite e di importazioni pugliesi indica la nascita di un’aristocrazia locale forte e in fase di strutturazione (UTS 8b). Su queste basi si determina tra XIII e XIV secolo la forma attuale della città.

Il leone veneziano
La conquista militare di Bar rientra nella politica espansionistica veneziana lungo l’Adriatico. Dopo alcuni periodi in cui il controllo della città risulta limitato a brevi periodi (1405 e 1412), la presenza di Venezia diventa stabile per più di un secolo, dal 1443 al 1571. Il tipo di autorità esercitato da Venezia, come dimostrato dalle colonie in Dalmazia e Albania, si risolve negli aspetti più strettamenti connessi all’ambito economico e militare, espresso sul territorio dai signori veneziani trasferitisi nei nuovi possedimenti, che mantengono un ruolo di spicco ma si costituiscono come gruppo sociale a parte. Tuttavia, la politica della Serenissima prevedeva il coinvolgimento dell’oligarchia locale sino ai più alti livelli sia nell’amministrazione che nella difesa. Il sito di Stari Bar può essere un ottimo banco di prova per testare le caratteristiche di questa dominazione e per valutare l’impatto avuto dai nuovi gruppi sociali sulle preesistenti oligarchie locali, all’interno di quello che è un interessante e particolare fenomeno socio-economico.
Topograficamente, il periodo della dominazione veneziana non corrisponde ad un’espansione della città. A questo periodo si ascrive comunque una particolare attività edilizia che vede la costruzione delle porzioni settentrionali e occidentali della nuova e imponente cinta difensiva tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, caratterizzate da bastioni semicircolari e dall’apertura di una nuova porta (n. 184), sormontata dal Leone di San Marco. All’interno delle mura venne fondata la chiesa di S. Nicola, con un monastero francescano adiacente; nel settore occidentale sorsero quello che si suppone fosse il nuovo Palazzo dell’Arcivescovo, datato dagli affreschi tra fine XIV e XV secolo, con sepolture privilegiate caratterizzate da croci dipinte, e il Palazzo del Doge.

La presenza veneziana non risulta però particolarmente evidente attraverso la ceramica, fatta esclusione per alcune aree, come la cittadella e gli edifici dell’isolato 143- 146. Materiali sicuramente veneziani di XV e XVI secolo provengono dagli scavi all’interno della cittadella (UTS 161 del 2004), probabilmente legati a soldati veneziani inviati dalla Serenissima e dagli scavi effettuati negli anni ’90 e ripresi durante la campagna del 2006 degli ambienti 143- 146. Qui sono emersi alcuni corredi da tavola di grande interesse, con pezzi di pregio come alcuni lustri di Deruta appositamente commissionati.

Pipe e Tazzine. La dominazione ottomana.
Stari Bar venne persa dai veneziani nel corso dell’ultima guerra contro gli Ottomani nel 1570-71. Il peiordo della dominazione ottomana, che terminò con la guerra di Liberazione del Montenegro, 1870-72, corrisponde a trasformazioni più modeste e meno visibili dell’insediamento rispetto ai periodi precedenti. I Turchi non avevano particolare interesse ad intervenire sul tessuto urbano. Costruirono alcune infrastrutture di carattere pubblico, come l’acquedotto, o legate ai particolari usi connessi alla loro religione, come l’hammam. La chiesa di S. Giorgio venne riconvertita in moschea, mentre altre strutture religiose cristiane cambiarono radicalmente funzione, diventando delle unità abitative (S. Caterina, S. Veneranda e il monastero domenicano attiguo). Forse venne edificata un’altra moschea all’interno della mura, immeditamente fuori dalla porta n. 112, dove rimangono della tracce di un mimbar vicino ad alcune tombe musulmane.
All’esterno delle mura, in prossimità del torrione nord delle mura veneziane, sorse una nuova moschea e si sviluppo il mercato. Queste nuove strutture diedero inizio all’insediamento di una nuova area, che non venne mai inglobata all’interno della cinta e che corrisponde all’unica area abitata ancora oggi.
L’ingresso sotto la sfera di influenza ottomana di Stari Bar non significò l’immigrazione massiccia di persone di etnia diversa, ma solo la conversione degli abitanti della città alla religione islamica e ai nuovi costumi. Questo processo di islamizzazione della popolazione locale coinvolse il modo di concepire gli spazi pubblici e privati, la vita quotidiana e il comportamento sociale: dal XVIII secolo le stratificazioni restituiscono i principali markers della cultura ottomana, le pipe da tabacco e le tazzine da caffè.
Con la conquista turca le relazioni di Stari Bar con l’esterno si riducono drasticamente e si assiste ad un impoverimento della città: la presenza di strutture produttive ai piani terra delle casa, come le presse per l’olio e le vasche di raccolta, porta a considerare una ruralizzazione della città e della sua economia.

 
 
 
 

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