Università Ca' Foscari di Venezia - Dipartimento di Scienze dell'Antichità e del Vicino Oriente

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Castello di formigine (modena)
 
Lo scavo è promosso e finanziato dall’Amministrazione Comunale di Formigine
Responsabili: Elena Grandi, Mauro Librenti
Collaboratori: Francesca Bertoldi, Fulvio Baudo, Sebastiano Lora..
Campagne di studio: 1998 - 2006

Il Castello di Formigine rappresenta un esempio, non poi così raro, di struttura fortificata sorta nel Tardo Medioevo (le Cronache datano la sua fondazione al 1201) in un’area certo non spopolata, ma priva di rilevanti nuclei demici più antichi. Una struttura che da una parte dovette svolgere una funzione di carattere militare (a controllo cioè degli interessi modenesi in questo territorio), ma che ben presto divenne luogo di aggregazione e di sviluppo insediativo, "assumendo già nel 1300 una consistenza paragonabile a quella di una villa. Come è stato rilevato anche in casi analoghi (per cronologia e similitudine di origine) queste strutture fortificate, passate sotto il controllo di più o meno potenti Signori locali (nel caso di Formigine prima gli Adalardi, poi gli Azzo da Castello e, dal 1395, i Pio), subirono decisive trasformazioni tra Tre-Quattrocento. Tali trasformazioni interessarono in genere quasi tutte le componenti strutturali di questi monumenti e significarono spesso la soppressione di murature ed ambienti per far posto alla realizzazione di nuovi corpi di fabbrica, destinati alle esigenze residenziali dei proprietari
Lo scopo della nostra ricerca, coordinata sul campo dal Dott.M.Librenti, è sostanzialmente quello di individuare le caratteristiche di queste trasformazioni, di riconoscere nei bacini sopravvissuti e sepolti i segni del suo sviluppo nel tempo.
Le questioni di maggior rilevanza sono le seguenti: che cosa c’era in questa area prima della fondazione del castello; quale era la conformazione del castello nella sua fase iniziale e quali strutture erano eventualmente sopravvissute ed a quale periodo appartenevano i principali corpi di fabbrica ancora esistenti. Naturalmente a tali quesiti principali se ne affiancano altri che interessano aspetti più specifici della vita del castello e cioè quali erano le caratteristiche della "cultura materiale" dei suoi abitanti, quale la loro alimentazione, quale confronto si può istituire con i coevi contesti urbani (da una parte) e rurali (dall’altra).
Per rispondere alla prima domanda è evidente che solo le indagini di scavo potranno dare riscontri utili. Le fonti scritte ricordano in precedenza Formigine, ma solo come locus, senza ulteriori specificazioni e la realizzazione del castello non pare costituire opera di rifortificazione. Dunque non esistono indizi di alcun tipo che ci permettano di prefigurare una qualche forma insediativa nello stesso luogo (non ovviamente nello stesso territorio) dove i Modenesi fondarono il castello nel 1201.
Per rispondere alla seconda domanda, invece, il problema è più complesso, perché va ad interessare sia eventuali strutture superstiti nella fabbrica attuale, sia altre eventuali murature sepolte. Secondo il Bonacini il castello fu realizzato, fin dalle origini, in muratura, in ragione del termine aedificare ad esso attribuito nelle fonti al posto di cavare castrum. Sulla scorta anche di questo suggerimento Labate ha ipotizzato la sopravvivenza di una parte dei perimetrali del castello nella cinta attuale ed ha congetturato l’esistenza di un muro poi obliterato negli ampliamenti del XV secolo. Le indagini sulle strutture in alzato hanno confermato tale ipotesi riconoscendo nel lato sud della cinta muraria una corrispondenza con le probabili fortificazioni originali. Inoltre lo scavo ha messo in evidenza un imponente relitto strutturale in ciottoli (USM 501), pertinente alla prima fase castellana ascrivibile all’inizio del XIII secolo.

Per rispondere alla terza domanda, lo studio stratigrafico delle fabbriche esistenti resta fondamentale; dove le murature originarie sono coperte da consistenti depositi di intonaco, l’analisi microstratigrafica di queste pellicole è stata di grande aiuto. Infine anche lo scavo (ancora non portato a termine) dei livelli d’uso contemporanei, costituisce una componente fondamentale per costruire delle prime cronologie assolute. Tuttavia da queste prime ricerche sembra che anche la c.d. torre dell’orologio appartenga ad una fase avanzata della storia del Castello, e non, come si era suggerito, al secolo XIII-XIV.
Nel corso del 2001 è stato concluso il lavoro di indagine stratigrafica degli alzati rivedendo la documentazione raccolta negli anni ed elaborando un'ipotesi ricostruttiva che ha tenuto conto anche delle importanti novità emerse invece dalle indagini sui bacini sepolti. l'allargamento dell'area di scavo (che con l’ultima campagna ha interessato complessivamente circa 1000 mq.), ha portato alla luce l’intera abside, il perimetrale settentrionale ed una sequenza di livelli pavimentali della chiesa di S. Bartolomeo -già nota dalle fonti- nonché l'area cimiteriale circostante, in uso probabilmente già nel corso del XIII secolo, con resti appartenenti ad una sessantina di inumati alcuni dei quali hanno restituito elementi di abbigliamento e documentato interessanti patologie in corso di studio. Questo rinvenimento, unitamente a quello di un edificio con focolare riferibile al XIII secolo ha gettato nuova luce sull'interpretazione delle prime fasi di vita del castello. Infatti, detto edificio, emerso al di sotto della strada trecentesca, non solo avvalora l’ipotesi secondo la quale l'abitato originario si trovasse racchiuso da un muro di cinta (di cui l'USM 501 rappresenterebbe quindi una sopravvivenza), ma anche  documenta come la disposizione dell’abitato nelle fasi più tarde si sia sviluppato in maniera radicalmente diversa  rispetto al primo impianto.

Una più organica comprensione della periodizzazione e dell’articolazione di quest’ultimo si potrà avere con la prossima campagna la cui indagine si concentrerà sulle sue  fasi finali, con un ulteriore ampliamento della superficie di scavo, nonché su alcune porzioni dell’abitato duecentesco con alcuni approfondimenti mirati.

 Iniziative collaterali

Mostre e convegni
"Il castello di Formigine - Il progetto archeologico tra conoscenza e restauro - Mostra dei reperti archeologici emersi nelle recenti campagne di scavo
Mostra tenutasi a Formigine (MO) dal 28/09/2001 al 29/10/2001

 
     
     
     
 

bibliografia

S. GELICHI, Archeologia e castelli in Emilia Romagna. Progetti e prospettive per un intervento sul castello di Formigine, Il castello di Formigine. Ricerche storiche e archeologiche, Formigine 1997, Modena 1998, pp. 141-158.
S. GELICHI- R. GABRIELLI, Il Castello di Formigine: lettura stratigrafica degli alzati e prima valutazione delle sequenze architettoniche, Formigine 1998.
S., GELICHI – R. GABRIELLI – M. LIBRENTI, Il Castello di Formigine. Ricerche archeologiche 1998-1999, Formigine 2000.
S. GELICHI, Le ricerche archeologiche nel castello di Formigine (Modena), in Le missioni archeologiche dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, Venezia 2000, pp. 7-11.
S. GELICHI - R. GABRIELLI - M. LIBRENTI - D. LABATE, Il Castello di Formigine, il progetto archeologico tra conoscenza e restauro, Modena 2001
S. GELICHI, R. GABRIELLI, M.LIBRENTI, Il Castello di Formigine. Scavi e ricerche 1998-2000, in Fortificazioni altomedievali in terra e legno, II Convengo Nazionale, Spezzano 1999, Bologna 2002, pp. 33-51

 
 
 

Laboratorio di Archeologia Medievale presso Laboratorio di Archeologia 1
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