Università Ca' Foscari di Venezia - Dipartimento di Scienze dell'Antichità e del Vicino Oriente

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galliera (BO)
 

Progetto di ricerca archeologica sul territorio
Progetto dell'Insegnamento di Archeologia Medievale in collaborazione con l’Insegnamento di Storia Medievale dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna e con l’Amministrazione Comunale di Galliera

Direttore scientifico: Prof. Sauro Gelichi
Responsabili: Dott.ssa Alessandra Cianciosi, Dott. Mauro Librenti

Campagne di ricognizione e documentazione 2006:

Il nucleo insediativo di Galliera nel primi secoli del Medioevo è legato indissolubilmente a quella porzione del Bolognese settentrionale che le fonti di IX-XI secolo identificano con il nome di Saltus Planus, Saltus Pano, Saltospano, Saltoplano, una delle circoscrizioni rurali del contado.
Uno dei motivi di maggiore interesse storico di questo territorio è costituito dalla complessità insediativa che lo caratterizza, desumibile nei suoi caratteri generali dalle fonti edite e dagli studi compiuti in passato. Tali differenziazioni devono essere ricondotte necessariamente all’interesse di cui questo territorio è stato oggetto già dall’alto Medioevo da parte dei conti di Modena, Bologna e Ferrara; dei marchesi di Toscana; delle chiese di Ravenna, Ferrara e Bologna; dei monasteri di Nonantola, Padova, Pomposa e Comacchio. Questo interesse risiede indubbiamente nell’importanza “strategica” dovuta alla posizione di confine del Saltopiano, causa dapprima delle contese tra Longobardi e Bizantini, poi delle lotte tra le diocesi di Bologna, Modena e Ferrara. Inoltre i possedimenti su questo territorio comportavano la possibilità di assicurarsi il controllo su alcune importanti vie di comunicazione, oggetto perciò di disputa soprattutto a partire dall’XI secolo.
Risulta difficile riuscire a cartografare la distribuzione delle proprietà appartenute ai differenti enti sulla base di toponimi di località o fondi scomparsi o con il solo riferimento ai nomi dei proprietari anche perchè esse non sono suddivisibili in nuclei compatti. Tra i centri attestati dalle fonti scritte emerge la presenza della corte di Antoniano, posta nel pievanato di S. Vincenzo di Galliera (pieve già ricordata dal IX secolo), appartenuta a Bonifacio, conte di Modena, donata poi insieme al ripatico di Galliera da Ottone I nel 962 al prete della diocesi di Arezzo, Erolfo, e già nel 970 passata, almeno per una parte, dalle mani di Ugo marchese di Toscana al monastero di Marturi di Poggibonsi (e riconfermata al monastero nel 1134 da Innocenzo II).
La continuità insediativa, ben attestata dalle fonti scritte, e gli alterni mutamenti subiti da Galliera e da altri centri, quali S. Vincenzo e S. Venanzio, suggeriscono un’articolazione complessa che può essere compresa nelle sue diverse sfaccettature solo attraverso un attento studio delle fonti a disposizione.
Certamente la quantità di fonti scritte, edite e inedite, che si riferiscono a Galliera e al suo comprensorio, consente di impostare la ricerca su basi documentarie di una certa solidità, benché queste implichino uno studio sistematico e laborioso.
Per quanto riguarda le fonti materiali nel caso specifico di Galliera è necessario rilevare una mancanza pressoché totale di studi archeologici sistematici. Ricerche svolte in passato nei comprensori di S. Pietro in Casale e Maccaretolo forniscono, in ogni caso, un utile termine di confronto per l’impostazione di una ricerca territoriale. E’ stata infatti programmata innanzi tutto una ricognizione di superficie al fine di ricavare il maggior numero di dati riferibili alla maglia insediativa di età medievale, sulla base dei dati riscontrabili in superficie.
Lo studio dell’insediamento medievale tramite ricognizione di superficie presuppone un’indagine sistematica ed intensiva. Non è stato impostato un campionamento a priori, ma la scelta della superficie complessiva sottoposta ad indagine è stata frutto di una valutazione della situazione geomorfologica osservabile, della viabilità e dell’appoderamento attestati dalla cartografia storica e delle indicazioni dedotte dalle fonti scritte nel tentativo di coprire un areale quanto più ampio possibile. Per questo non si è voluto circoscrivere rigidamente entro i confini comunali il comprensorio oggetto di indagine, anzi, è stata compiuta una verifica dei dati pregressi relativi soprattutto al territorio di Maccaretolo, concentrando ovviamente le ricerche nei terreni circostanti Galliera.
Ormai da parecchi anni non solo nella provincia di Bologna ma nell’intera regione Emilia-Romagna sono state effettuate e tuttora sono in corso sistematiche ricerche archeologiche di superficie. Certamente di più immediato interesse sono i risultati delle indagini effettuate in altre zone del Saltopiano, in particolare nel territorio di S. Pietro in Casale; l’interpretazione dei dati raccolti ha consentito di definire i lineamenti del suo sviluppo insediativo durante il Medioevo e di porlo a confronto con altre aree del bolognese e del limitrofo modenese. In particolare è stato sottolineata la differente densità di insediamenti nel corso dell’altomedioevo, che risulta decisamente rarefatta per il nonantolano e il bolognese orientale, dove tra l’altro permangono con una consistenza rilevante le maglie centuriali, mentre si sono riscontrati valori di continuità e di insediamento altomedievale di una certa rilevanza proprio per il territorio di S. Pietro in Casale, pressoché privo di tracce di centuriazione.
Ben diversa è la situazione relativa all’insediamento bassomedievale, che è testimoniato con alta densità per il bolognese orientale, a dispetto invece del resto del bolognese finora indagato, ma anche del modenese e del reggiano.
Nella progettazione di una ricerca di superficie è necessario valutare preliminarmente quali sono le potenzialità offerte da un territorio e quindi individuare le variabili che maggiormente incidono nella visibilità dei materiali affioranti cercando di compiere una corretta valutazione della finestra geomorfologica di riferimento. Nel caso specifico la variabile che maggiormente incide è la condizione di forte mutevolezza del sistema delle acque. Oltre ai frequenti spagliamenti dei fiumi anche il mutato corso degli stessi a causa di rotte o tracimazioni rovinose caratterizza l’idrogeologia di questo areale. Galliera era interessata in particolare dalla presenza del Canale Palustre una delle vie d’acqua che consentivano il collegamento tra Ferrara e Bologna nel bassomedioevo. Questo canale si formò probabilmente in seguito ad una rotta del Po nel XIII secolo e prese a scorrere attraverso le terre di confine tra Ferrara e Bologna proseguendo proprio fino a Galliera. La rilevanza di questa direttrice è confermata dalla presenza lungo il suo corso di un sistema di torri, disposte lungo il suo corso, tutte attestate durante il XIII secolo: Torre di Porotto nel punto di diramazione dal Po, la Torre del Fondo, la Torre Verga, la Torre del Cocenno e la Torre di Galliera; quest’ultima, ancora conservata in alzato, offre la possibilità di un’analisi stratigrafica sull’alzato al fine di desumerne le fasi di fondazione ed utilizzo; tuttavia l’alto livello di alluvionamento in cui è collocata presuppone di necessità anche un sondaggio di scavo specificamente progettato.
In sintesi si intende impostare la ricerca seguendo le seguenti fasi di studio:
A) Revisione dell'edito e della cartografia archeologica disponibile per il territorio.
B) Studio dell'evoluzione paleoambientale con particolare riferimento al corso dei fiumi.
C) Lettura e confronto delle foto aeree e della cartografia storica.
D) Ricognizione di superficie con sistemi di campionatura al fine di individuare i resti della maglia insediativa di età medievale e gli aspetti del suo sviluppo.
La ricognizione, avviata dall’autunno 2006, costituisce la base per progettare eventuali interventi di scavo mirati su contesti specifici. Tali interventi potrebbero fornire informazioni del tutto nuove sui caratteri dell’insediamento rurale, soprattutto sparso, e su alcune strutture di particolare interesse, come il castrum di Galliera.

 
   
     
 

Convegni
Giornata di studi “Una terra di confine. Storia e archeologia di Galliera nel Medioevo”, 4 Settembre 2005, Galliera (BO) (a cura di P. Galetti, atti in corso di stampa)

Bibliografia
Benati A. 1989, Il sistema difensivo bolognese lungo il confine medievale con il ferrarese, in “Strenna storica bolognese”, XXXIX (1989), pp. 29-49.
Casini L., Il contado bolognese durante il periodo comunale (XII-XV secolo), Bologna 1991.
Cremonini S. (a cura di) 2003, Maccaretolo un pagus romano della pianura, Deputazioni di Storia Patria per le province della Romagna, XXXII (2003).
Gelichi S. (a cura di) 1991, Archeologia e insediamento rurale in Emilia Romagna nel Medioevo, Bologna.
Gelichi S. 2005 (a cura di), Campagne medievali. Strutture materiali, economia e società nell’insediamento rurale dell’Italia settentrionale (VIII-X secolo), Atti del convegno Nonantola (MO), San Giovanni in Persiceto (BO) 14-15 marzo 2003, Mantova.
La pianura 1993,  La pianura e le acque tra Bologna e Ferrara, Atti del convegno di studi. Centro studi G. Baruffaldi, Cento.
Lazzari T. 1998, “Comitato” senza città. Bologna e l’aristocrazia del territorio nei secoli IX-XI, Torino.
Librenti M. 2000: Ricognizioni di superficie e insediamento medievale nella pianura emiliano romagnolo. Alcune considerazioni, in Brogiolo G. P. (a cura di),  Atti del II Congresso Nazionale di Archeologia Medievale, Brescia, 2000, pp. 170-174.
Romanità della pianura 1991, Giornate di Studio, S. Pietro in Casale 1990, Bologna.

 
 
 

Laboratorio di Archeologia Medievale presso Laboratorio di Archeologia 1
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