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| Castello di harim (siria) |
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| Progetto in collaborazione con la Direzione alle Antichità e ai Musei di Damasco, il Museo di Idlib e le Università di Pisa (Prof. Stefania Mazzoni, Prof. Claudio Arias, Dott. Candida Felli e Dott. Deborah Giannessi) e Ferrara (Arch. Nicola Santopuoli e Federico Melloni |
Responsabili: Francesca Sbarra
Collaboratori: Diego Calaon, Massimo Dadà, Margherita Ferri, Sara Stefanelli
Campagne di scavo: 1999-2000 |
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Il castello di Harim si trova nel nord della Siria, nell’alta valle dell’Oronte, non lontano da Antiochia.
Fondato probabilmente in epoca bizantina (X secolo), il castello di Harim venne conquistato in occasione della prima Crociata nel 1097. Ripreso dagli Arabi verso la metà del XII secolo (e per poco tempo di nuovo dai Crociati), il sito cadde definitivamente nelle mani di Nur- ed Din nel 1164.
Da quel momento in poi, e fino alla caduta del Principato di Antiochia, Harim dovette costituire un centro fortificato di particolare importanza per la difesa dei territori arabi. E’ possibile che il castello sia stato danneggiato nel tardo XIII secolo durante l’invasione dei Mongoli, anche se mancano al momento dati archeologici precisi. Le fasi successive, mamelucca ed ottomana, non risultano ancora particolarmente chiare.
Oggi i resti della fortezza dominano un modesto villaggio prospiciente la vallata dell’Amuq. Il complesso sorge isolato su un conoide, in parte artificiale, con la sommità piana in leggera pendenza verso ovest. Molte parti del castello medievale sono giunte sino a noi, anche se non in buono stato di conservazione. Negli anni ’80 il castello venne parzialmente scavato e restauri recenti hanno interessato la porta principale, il corridoio d’accesso coperto (che dalla porta conduceva ad una sorta di ridotto fortificato), un bagno e lo stesso ridotto fortificato di sommità.
Il progetto di ricerca è indirizzato ad analizzare le principali fasi evolutive del contesto, ad evidenziare le fasi storico-strutturali dei resti conservati, a progettare un piano di recupero e di restauro ambientale e di valorizzazione dei risultati della ricerca. A latere di queste finalità, strettamente connesse con il monumento, si affianca un progetto di ricerca più generale volto allo studio dei caratteri dell’insediamento nei territori della Siria-Palestina durante il periodo crociato, con particolare riferimento all’analisi delle caratteristiche strutturali dei sistemi di difesa e della cultura materiale.
Per il momento sono state condotte due campagne di ricerca sul sito, la prima nell’ottobre del 1999, la seconda nell’ottobre del 2000. In occasione di queste campagne è stato realizzato un rilievo topografico del castello (che non esisteva), uno studio preliminare delle fasi strutturali, un primo censimento dei reimpieghi lavorati, un’analisi delle tecniche costruttive e, infine, sono state aperte alcune aree di scavo e si sono cominciati ad analizzare i materiali (in particolari vetro e ceramica).
I risultati di questi primi interventi ci permettono di evidenziare alcuni elementi interpretativi in merito all’evoluzione del sito.
Le prime tracce di occupazione stabile risalgono alla metà del III Millennio a.C. e sono state evidenziate grazie ad un sondaggio diretto da Stefania Mazzoni nel 2000 alla base del tell, in un punto dove il glacis di epoca medievale era stato in antico rimosso.
Mancano informazioni circa le epoche successive, anche se ceramiche di età ellenistico-romana e poi bizantina, rinvenute residue nei depositi medievali, ci consentono di ipotizzare una frequentazione del tell almeno in questi periodo. I numerosi blocchi lapidei, molti dei quali anche lavorati, riusati nelle murature del castello, appartengono ad epoca bizantina (VI-VII secolo) e probabilmente provengono da qualche complesso insediativo delle vicinanze.
Le prime tracce di occupazione, finora rinvenute nei sondaggi, ancora in corso, sulla sommità del castello (area 210, ambiente 19), sembrano rimandare all’XI secolo e alcune di queste non è improbabile si riferiscano al periodo dell’occupazione crociata. Tuttavia la prima cinta muraria ancora conservata è probabilmente da ascrivere al periodo ayubbide; forse costruita dopo la riconquista del castello da parte di Nur-ed Din nel 1164.Ancora ayubbide, o forse delle prima età mamelucca, è invece la seconda ed ultima cinta ancora conservata. Questo imponente impianto è in connessione con l’attuale accesso e con un corridoio coperto a fianco del quale sono stati identificati un hammam (restaurato dai siriani) e una piccola moschea, oggetto di indagini archeologiche nella campagna del 2000. Questo corridoio d’accesso doveva portare ad un ridotto fortificato ubicato nella sommità del sito.Tracce di occupazione di epoca tardo mamelucca ed ottomana sono emerse sia nello scavo della moschea (con interessanti fasi di riuso funzionale della medesima), sia nella zona in prossimità dell’area 200, dove le sezioni a vista hanno permesso di evidenziare resti di impianti produttivi (calcara) o strutturali (ambienti con muri in mattoni crudi).Lo studio dei materiali soprattutto ceramici sta permettendo di costruire una prima sequenza dei fossili guida per quest’area.
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bibliografia
S. GELICHI, Indagini preliminari nel castello di Harim (Idlib – Siria) 1999, in Le missioni archeologiche dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, Venezia 2000, pp. 15-19.
S. GELICHI, Harim di Siria, in "Archeologia Viva", 89 n.s., 2001, pp. 40-47
S. MAZZONI, Millenni nel tell, in "Archeologia Viva", 89 n.s., 2001, p. 44
S. GELICHI, Il castello di Harim (Idlib - Siria). Aggiornamenti sulla missione archeologica: la campagna di scavo 2000, in "Le missioni archeologiche dell'Università Ca' Foscari di Venezia", Venezia 2002, in corso di stampa.
N. SANTOPUOLI, Il castello di Harim,in "Archingeo . Ambiente Territorio Edilizia Urbanistica", 11, 2002, pp. 64-69
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