Università Ca' Foscari di Venezia - Dipartimento di Scienze dell'Antichità e del Vicino Oriente

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motta di san lorenzo in ammiana
 
Progetto a cura dell’Insegnamento di Archeologia Medievale Università Ca’ Foscari – Venezia e con il contributo della Regione Veneto (L.R. 17/1986)

Direzione scientifica: Prof. Sauro Gelichi
Responsabili di scavo: Dott. Fulvio Baudo, Dott. Diego Calaon, Dott.ssa Margherita Ferri

I motivi del progetto
La  motta di San Lorenzo si trova in una barena situata a circa 2 km ad est dell’attuale ossario di S. Arian, nella Laguna nord veneziana, presso l’isola di S. Cristina e il canale di S. Felice.
La ricerca archeologica in questa piccola isola è stata molto vivace a partire dalla fine degli anni ’60 del secolo scorso, dapprima grazie alle attività condotte dall’ispettore onorario Ernesto Canal, poi per gli scavi intrapresi da G. P Brogiolo negli anni ’90. Ad oggi manca tuttavia una sintesi compiuta della storia delle vicende dell’isola, se non per grandissime fasi. L’intento principale di una nuova ripresa delle ricerche da parte dell’insegnamento di Archeologia Medievale dell’Università Ca’ Foscari è tentare di fornire una lettura organica e quanto più possibile approfondita delle vicende del popolamento nella motta di San Lorenzo, e delle altre isole che costituiscono il gruppo di isole e barene attualmente note come Ammiana (S. Cristina, S.Andrea, S. Felice), da cui S. Lorenzo non può essere disgiunta.
Il dibattito storiografico e archeologico ha già messo in evidenza numerose indicazioni  che riguardano questa parte della laguna nord veneziana, affidandogli dunque un ruolo di fondamentale importanza per la comprensione della nascita della “città” di Venezia.
Le fasi più antiche di occupazione dell’isola sono note attraverso le testimonianze derivate dalle ricerche archeologiche del secolo scorso: al III secolo d.C. si data un lacerto di pavimento in sesquipedali pertinente probabilmente ad una villa marittima, mentre tra IV e VI secolo verrebbe predisposta sulla motta una complessa struttura militare composta da due torri quadrangolari collegate da un muro (lungo più di 60 metri). Costantino Porfirogenito in effetti si riferisce all’insediamento presente nell’isola definendolo castron, sebbene resti ancora da determinare quale fosse la  precisa rispondenza materiale di un simile termine. Le indagini archeologiche pregresse hanno inoltre identificato successive fasi sepolcrali (dapprima in anfora - VI secolo d.C. -, poi in mattoni sesquipedali di reimpiego, e a cassa laterizia), di cui solo le più tarde (IX secolo d.C.) possono essere legate alla presenza di una pieve, datata al VII secolo dalle fonti cronachistiche, ma nota con certezza  solo dalla metà dell’XI secolo. Nel 1185 la pieve viene trasformata in cappella per una comunità di monache benedettine, che lasceranno l’isola nel 1439. Le strutture pertinenti alla fase monastica pieno medievale sono state parzialmente rilevate nel corso delle precedenti ricerche, tuttavia  la loro interpretazione appare per alcuni aspetti poco convincente (come nel caso dell’ubicazione e evoluzione della chiesa) e d’altra parte non è stato possibile definire con precisione le trasformazioni architettoniche sicuramente intercorse nell’isola in  occasione di una così profonda mutazione funzionale.
Le condizioni dell’isola , nell’estate del 2007, erano di completo abbandono, con una cospicua crescita di vegetazione tipica delle zone barenose in tutta l’area. I saggi di scavo, aperti nei decenni precedenti e che avevano raggiunto le profondità maggiori, si presentano riempiti di acqua di risalita della marea, tanto che l’attività di svuotamento e mantenimento all’asciutto ha richiesto l’utilizzo costante di pompe. L’isola inoltre è sprovvista di qualsiasi tipo di riparo, e di un approdo strutturato per imbarcazioni. I primi interventi svolti dall’Insegnamento hanno in parte pagato queste difficoltà, limitando la prima campagna a due sole settimane di attività, e contenendo il programma iniziale di lavoro, che prevedeva la pulizia e il rilievo dello stato di fatto dell’intera area attualmente emersa dell’isola, e che di fatto poi si è precisato nel rilievo di due porzioni dell’isola, l’una posta ai margini nord occidentali (Uts 1000), e l’altra nella parte orientale (Uts 2000).

I primi risultati della ricerca
Nel corso dell’estate 2007 si è intrapreso un lavoro di revisione e collegamento dei vecchi dati di scavo, desunti dalle pubblicazioni in merito, con dati ricavati ex novo presso il sito. Una prima operazione ha riguardato l’avvio di una prima e complessiva valutazione del grado di conservazione dei depositi archeologici, raggiungendo, a questo punto delle indagini, un livello di precisione discretamente elevato. In parallelo a questa attività si è inoltre proceduto ad un nuovo rilievo delle terre emerse della motta in condizioni di marea media. E’ stato possibile attuare un confronto con il rilievo effettuato nel corso delle indagini archeologiche del XX secolo, e con il rilievo pubblicato nella Cartografia Tecnica Regionale (Foglio 128, elemento 128062, aggiornamento vettoriale 1987). Nell’intervallo di circa venti anni intercorsi tra le due misurazioni, la superficie emersa  è risultata consistentemente diminuita, soprattutto per quanto attiene il versante settentrionale, con un esplicito invito a completare il rilievo delle evidenze archeologiche a vista quanto prima possibile.

Nella parte orientale della motta si è proceduto al rilievo delle sezioni a vista di una ampia area di scavo, aperta probabilmente in più riprese, tra il 1988 e gli anni ’90 dello stesso secolo. In particolare in questo area di lavoro è stato possibile creare una prima corrispondenza tra i dati già pubblicati in passato e i dati ricavabili da nuove indagini.
Le indagini avviate nel corso del 2007 non hanno raggiunto le profondità necessarie per lo studio delle fasi di occupazione di epoca romana, documentate nel corso degli interventi degli anni ‘80 del secolo scorso, tuttavia la presenza di abbondanti materiali residuali (tessere musive, laterizi sesquipedali) nei livelli più recenti potrebbe essere indicativa di una occupazione dell’isola nei primi secoli successivi alla nascita di Cristo. Resta ancora aperta la precisa definizione tipologica, funzionale e cronologica di questa occupazione.
Nel corso delle indagini svolte in passato è stato ipotizzata la presenza di strutture fortificate databili tra IV e VI secolo d.C., poste in diretta relazione con la definizione di castron data da Costantino Porfirogenito all’insediamento presente sull’isola. La revisione delle strutture in oggetto, in particolare del muro lungo una sessantina di metri posto tra due torri quadrangolari, hanno rivelato trattarsi in realtà di un allineamento di almeno tre pilastri posti a distanze all’incirca equivalenti e privi di mattoni moderni e altinelle. La datazione di queste strutture può dunque al momento essere attribuita ad un momento generico anteriore al XII secolo. In allineamento con uno di questi pilastri inoltre, circa 8 metri più a nord, è stato individuato un altro pilastro similare ai precedenti per tecnica di costruzione e dimensioni. La definizione funzionale di questo insieme di strutture, la loro esatta collocazione cronologica, e il nesso eventualmente intercorrente con le altre strutture del sito restano ancora da precisare. Tuttavia la cospicua presenza nelle immediate vicinanze di un sepolcreto di lunghissima durata e articolato in più fasi, dal VI almeno al IX secolo (anche se dai dati desunti dalle pubblicazioni passate risulta che altre sepolture pertinenti alla fase monastica sono segnalate in posizione non dissimile da alcune di quelle identificate come altomedievali), fanno presumere che si tratti di una zona con spiccata valenza religiosa. Il probabile orientamento della struttura (est-ovest) suggerisce possa trattarsi di una chiesa, le cui dimensioni e cronologia restano ancora da precisare.
Sembra sostanzialmente di poter confermare, per quanto l’area studiata sia limitata, la periodizzazione dell’occupazione dell’isola per ampie fasi ben distinte: una tardo antica – altomedievale, con l’utilizzo dell’area per sepolture, forse in relazione alla presenza dell’edificio ecclesiastico, e una seconda fase pieno medievale corrispondente all’occupazione monastica.

Nella zona nord occidentale della motta (Uts 1000) si è proceduto al rilievo strumentale di parte delle strutture pertinenti al monastero benedettino che ha occupato l’isola a partire dalla fine del XII secolo. Si tratta di due lacerti murari conservati in fondazione e per pochi corsi in alzato, in pietre e laterizi (altinelle), con orientamento est-ovest, a cui si legavano probabilmente altri due lacerti murari con andamento nord sud, il cui rilievo è stato solo parziale perché attualmente sommersi dall’acqua. La struttura è dunque mutila, e risulta difficile a questo punto delle indagini stabilire la destinazione funzionale che essa ricopriva all’interno del complesso monastico. La presenza delle monache benedettine sembra aver trasformato la topografia dell’insediamento preesistente sull’isola, che doveva essere, al momento del loro insediamento, quasi completamente spopolata. Ciò si evince anche ponendo in relazione le vicende del monastero posto sulla motta di San Lorenzo con le restanti strutture ecclesiastiche delle isole costituenti il gruppo di Ammiana: tutte hanno svolto funzione monastica a partire dalla seconda metà del XII secolo – inizio XIII secolo. Si tratta di una tendenza osservata altrove nella laguna nord veneziana: le istituzioni religiose andavano a stabilirsi in questo periodo in zone demograficamente povere, con ampi spazi per la costruzione delle strutture monastiche, così come doveva essere stato tutto il gruppo di isole circonvicine a San Lorenzo, e tutte definitivamente abbandonate anche da questa selezionata forma di popolamento tra la fine del XIII e il XV secolo.

Gli obbiettivi futuri
I grandi temi su cui sarà necessario lavorare nel prossimo futuro saranno il processo di definizione urbana altomedievale e il contesto monastico.
Per quanto attiene il primo soggetto, lo studio dell’insediamento di Ammiana, uno dei più precoci abitati da cui in seguito originò Venezia, è indirizzato a discernere i momenti delle fasi di cambiamento che si riflettono sia in scala locale sulle forme stesse di sviluppo veneziano, sia su scala molto più ampia, andando a coinvolgere i mutamenti stessi delle relazioni commerciali e istituzionali del Mediteranno e dell’Europa altomedievale.
La fondazione di cenobi in ambito lagunare fra XI e XIV secolo è un fenomeno di vaste dimensioni. La comprensione delle modalità di impianto di San Lorenzo di Ammiana, attraverso il confronto con la realtà del monastero cistercense di  San Giacomo in Paludo [link], verrà perseguita con lo studio degli aspetti materiali caratteristici di tale struttura (impianto, tecniche costruttive, divisione funzionale degli spazi, percorsi tra ambienti) e con la finalità di creare un modello lagunare per tale tipologia di costruzioni.
Ci si propone inoltre l’analisi delle forme di patrocinio e sovvenzione privata nei confronti di una struttura monastica lagunare, e lo studio della cultura materiale in relazione alle funzioni del complesso, ovvero la comprensione delle modalità specifiche di approvvigionamento, acquisto, e scambio di prodotti (ceramica, vetro) di una comunità monastica femminile a Venezia tra XII e XV secolo. L’analisi delle abitudini alimentari, l’analisi delle essenze arboree presenti sull’isola, l’analisi palinologiche e lo studio paleobotanico completeranno il quadro per la comprensione del grado di cultura materiale e delle abitudini di vita quotidiana di una comunità monastica in Laguna Nord.

 
     
 

bibliografia

F. Baudo, Stato degli studi, linee di ricerca e prospettive future per l’archeologia dell’edilizia religiosa altomedievale nella laguna di Venezia, Tesi di Dottorato, Venezia 2004-2005.

G. P. BROGIOLO, S. GELICHI, Nuove ricerche sui castelli altomedievali in Italia settentrionale, Firenze 1996.

E. CANAL, Testimonianze archeologiche nella laguna di Venezia, Venezia 1998.

L. Fersuoch, E. Canal, S. Spector, G. Zambon, Indagini archeologiche a San Lorenzo di Ammiana (Venezia), “Archeologia Veneta”, 12, 1989, pp. 71-96.

S. GELICHI, Flourishing places in North-Eastern Italy: towns and emporia between Late Antiquity and the Carolingian Age, in J. Henning (a cura di), Post-Roman towns and trade in Europe, Byzantium and the Near East, Frankfurt 2006.

 

 

 
 
 

Laboratorio di Archeologia Medievale presso Laboratorio di Archeologia 1
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