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Scavo
2002-2006: 5 campagne di scavo nei mesi di luglio e agosto di ogni anno hanno consentito di indagare sistematicamente alcuni punti nevralgici di Nonantola. I primi due anni: l’interno e l’esterno della Torre dei Bolognesi e l’adiacente Giardino Perla Verde.
Nel 2004 è stato condotto un controllo archeologico durante i lavori di ripavimentazione del centro storico che, tra i mesi di febbraio e agosto, ha consentito di indagare in modo più approfondito l’area adiacente la Torre dei Modenesi e Piazza Liberazione. In particolare uno dei saggi aperti in P.za Liberazione ha comportato l’intervento di una squadra di antropologi per lo scavo di un cimitero bassomedievale. Sempre nel 2004 sono stati aperti alcuni saggi di scavo nel giardino abbaziale tuttora in corso di scavo.
Dalla campagna di scavo 2006 è stato intrapreso lo studio dei resti botanici e animali raccolti nei saggi all’interno del giardino abbaziale.
Studio degli alzati
2002-2006: durante le campagne di scavo e di ricognizione di superficie è stato portato avanti un sistematico studio degli alzati di alcuni edifici monumentali o di notevole valore storico-architettonico del centro storico che hanno fornito elementi essenziali per lo studio complessivo del complesso monastico e del borgo medievale.
Ricognizione di superficie
2002-2005: 4 campagne di survey nel mese di settembre di ogni anno hanno consentito di indagare approfonditamente il territorio rurale circostante Nonantola, ricomponendo il quadro generale dello sviluppo dell’insediamento durante il Medioevo. E’ stata compiuta, inoltre, un’analisi stratigrafica accurata di alcune strutture rurali di particolare interesse.
Il monastero di Nonantola rappresenta uno dei maggiori complessi benedettini, di fondazione altomedievale, presenti sul territorio nazionale e, indubbiamente, uno dei cenobi più importanti dell’Europa medievale. Sul piano della documentazione scritta il monastero conserva un ingente patrimonio di fonti cartacee su cui, da tempo, si sta lavorando a livello sia di conservazione che di edizione. Molti contributi, di carattere storico, sono stati pubblicati anche di recente e non vi è dubbio che il monastero e la storia delle sue pertinenze siano oggetto di particolare attenzione negli ultimi anni da parte di numerosi studiosi. Le vicende storiche hanno alterato e modificato, nel tempo, la fisionomia delle strutture monastiche originarie, lasciando soltanto alcuni pregevoli complessi architettonici databili al pieno medioevo ma, nella sostanza, isolati dal loro contesto strutturale ed urbanistico iniziale.
Il progetto di ricerca archeologica si è proposto, essenzialmente, di analizzare due aspetti fondamentali legati al monastero.
Il primo è quello di ricostruire le traiettorie evolutive del complesso monastico vero e proprio dalla fondazione fino all’età moderna, sia sul verso della strutturazione ed organizzazione degli spazi sia delle sue funzioni economiche (oltreché spirituali). Di questo percorso, ad esempio, non si sapeva sostanzialmente nulla delle fasi iniziali (dall’VIII al XII secolo) ed anche il periodo immediatamente successivo era solo parzialmente ricostruibile attraverso la collazione, come abbiamo detto, di isolati complessi o lacerti architettonici. Strettamente connesso con questo aspetto è poi la nascita e la formazione del borgo, un problema di grande interesse storico, ma sul quale non avevamo, ancora una volta, informazioni di carattere archeologico (e dunque materiale), se non quelle ricavabili da uno dei pochi scavi scientifici condotti a Nonantola (quello della pieve di San Michele, peraltro ubicata in un’area abbastanza periferica ed esterna al borgo stesso).
Il secondo obbiettivo è quello di studiare l’impatto che la fondazione monastica ha esercitato sul territorio circostante e più in generale sulle sue pertinenze. In sostanza analizzare i processi di trasformazione insediativa nella prima fase altomedievale (ancora dall’VIII al XII secolo), senza tuttavia discriminare la documentazione dei periodi successivi e dunque una valutazione storico-critica anche delle fasi tardo e postmedievale.
I risultati finora conseguiti
1) Il nucleo del monastero
A) I resti strutturali
Le strutture ancora conservate rappresentano un nucleo edilizio particolarmente consistente, sul quale erano state operate in passato solo letture di carattere stilistico-architettonico o artistico. I numerosi interventi di restauro e rifacimento di alcune parti, condotti a più riprese sui corpi di fabbrica della chiesa e del monastero già a partire dalla piena età medievale, hanno reso necessaria una indagine puntuale sui paramenti murari ancora conservati e leggibili. Questo intervento ha fornito delle preliminari e sostanziali linee interpretative di quanto ancora conservato; sono stati riconosciuti 5 periodi costruttivi dalla fase altomedievale (ante primo quarto del XII secolo) all’ultima fase di restauro risalente al 1960. Sono tuttavia in corso di studio le coperture e alcune strutture rinvenute durante lo scavo nel giardino abbaziale, connesse con quanto è sopravvissuto in alzato.
Il lavoro sulle murature del monastero (ed in particolare quelle sulla chiesa abbaziale, la fabbrica meglio conservata e leggibile) ha anche permesso di abbozzare un quadro generale delle tecniche costruttive in questa area frutto della collazione con gli altri complessi monumentali ancora esistenti, sia all’interno del borgo (es. le due Torri, la cinta muraria etc.) che al suo esterno (es. l’abside di San Michele).
B) Lo scavo
Dal 2004 sono stati aperti in totale una decina di saggi all’interno del giardino abbaziale, al fine di indagare le fasi di vita delle pertinenze monastice fin dal momento dell fondazione dell’importante cenobio.
Tre di questi saggi sono tuttora in corso di scavo e stanno fornendo dati di estremo interesse legati alla vita dei monaci e agli spazi da loro sfruttati nel corso del medioevo.
Dal saggio aperto a ridosso delle absidi (UTS 11) sono state riportatate alla luce strutture pertinenti ad impianti produttivi di età bassomedievale e una porzione del cimitero di XIII secolo con lo scavo di 11 inumazione. Al di sotto di queste strutture sono rimasti lacerti di un ambiente di un certo pregio con consistenti frammenti di intonaco in bicromia bianco e rosso, una porzione di pavimentazione in esagonette di reimpiego e frammenti di oggetti in avorio. La fase più antica, relativa al primo secolo di fondazione del monastero, è testimoniata da tracce di spoliazione di un edificio in legno (numerose sono le buche di palo) e in laterizi di reimpiego. Di eccezionale valore per la sua unictà e come indicatore cronologico è un bollo plumbeo dell’Imperatore del Sacro Romano Impero e Re d’Italia Ludovico II. Tale oggetto dà ulteriore conferma del ruolo preminente dell’abbazia anche nell’ambito della produzione e conservazione di documenti di particolare pregio e peso politico.
L’altra ampia area indagata si trova invece a sud del portico abbaziale (UTS 12 e 22); anche qui si è rivelata una situazione stratigrafica di particolare complessità dovuta alla sovrapposizione di susseguenti fasi edilizie e di vita delle strutture monastiche. E’ stato intercettato un lato del chiostro quattrocentesco con accanto una zona dedicata all’orto, campionata sitematicamente per lo studio paleobotanico (UTS 22). Nell’area più orientale (UTS 12), invece, al di sotto di alcune setti murari e pilastri in ciottoli e conci, relativi agli ambienti cinquecenteschi del monastero, è stata intercettata una pavimentazione in tegole ad alette rovesciate, datata grazie al C14 al IX-X secolo. Dall’ultima campagna di scavo sono iniziati ad emergere i piani di uso e le strutture antecedenti a questa struttura, quindi databili all’VIII-IX secolo.
2) L'abitato attorno al monastero
L'attuale abitato di Nonantola comprende anche un consistente nucleo urbano, sviluppatosi già in età medievale nei pressi di quello abbaziale ed inglobato insieme ad esso dalle mura urbane tardomedievali. L’analisi stratigrafica delle murature si è occupata anche di alcuni edifici monumentali del centro storico, tra cui in particolare le due torri sopravvissute della cinta trecentesca. L’analisi di queste strutture si è rivelata particolarmente interessante anche perchè le stesse sono state oggetto nelle loro immediate vicinanze di sistematici saggi archeologici.
I primi due anni di scavo hanno infatti interessato l’interno e l’esterno della Torre dei Bolognesi (UTS 1-3), confermando la sua fondazione ai primi anni del 1300 ed attestando la presenza di un rivellino legato alla torre. I saggi effettuati nel vicino Giardino Perla Verde (UTS 4-8) hanno, invece, portato alla luce un tratto del fossato altomedievale, che difendeva il complesso monastico nei suoi primi secoli di vita, e consistenti tracce di attività produttive legate probabilemente alla lavorazione dei metalli.
Gli scavi presso la Torre dei Modenesi (UTS 9), all’inizio dell’attuale via Roma, hanno permesso di indagare approfonditamente la struttura nella sua fase di fondazione, precedente alla torre tuttora visibile, la cui costruzione risale alla seconda metà del XIII secolo.
Infatti, prima della torre, c’era una porta fortificata costruita in ciottoli e conci di pietra che consentiva l’ingresso nel borgo di XI-XII secolo. Al di sotto della torre è stata tra l’altro rinvenuta la strada lastricata in ciottoli e laterizi pertinente al borgo altomedievale. Sono state poi indagate le fasi successive che hanno portato, oltre che all’elevazione della torre duecentesca, anche all’addossamento di un edificio forse ad uso abitativo sempre della stessa epoca.
Il controllo archeologico, che ha seguito i lavori di ripavimentazione e di posa in opera dei nuovi servizi, ha permesso di documentare altre strutture, tra cui in particolare i pilastri del ponte posto sul fossato difensivo che dava accesso al centro medievale.
In piazza Liberazione è stato rinvenuto un cimitero di XIII-XIV secolo (UTS 10). Le ricerche svolte hanno permesso di attribuirlo alla chiesa di S. Lorenzo, una delle parrocchie presenti all’interno del borgo bassomedievale, di cui si era persa memoria. La porzione di cimitero scavata ha consentito di portare alla luce 182 inumazioni, tutte in fossa terragna (tranne due eccezioni di tombe strutturate), prive di corredo, se si eccettuano pochi oggetti di corredo personale (dadi in osso, monete, fibbie). L’approfondito studio antropologico ha consentito di compiere valutazioni rilevanti dal punto di vista demografico, dell’alimentazione e delle patologie degli individui studiati. Un dato molto interessante è, ad esempio, l’elevato numero di juvenes presente nel campione scavato. Successivamente allo scavo del cimitero è stato aperto un altro saggio adiacente, laddove erano già state intercettate parti delle fondamenta dell’ipotetica chiesa di S.Lorenzo; qui è stato scavato uno dei lati perimetrali dell’edificio religioso, tuttavia l’indagine sarà portata a termine con i programmati lavori di ripavimentazione della piazza.
3) Il territorio dipendente dal monastero
L’operazione di survey è stata caratterizzata da precise scelte in ordine metodologico riconducibili alla teoria ed all’esperienza acquisita in ambito regionale.
Si è tentato di focalizzare il lavoro su di un territorio storicamente definito, costituito dal contesto della curte Gena, concentrando sulla sua superficie il lavoro di ricognizione al fine di codificare il modello del suo sviluppo insediativo e confrontarlo con i limitrofi areali. Si tratta di una ipotesi di lavoro che deve scontare numerose difficoltà, a partire dalla reale definizione della sua superficie.
Il territorio del comune è contraddistinto da almeno due scenari sostanzialmente diversi, ben leggibili nella cartografia storica. Nella porzione centro meridionale, infatti, risulta facilmente rilevabile una massiccia presenza della centuriazione di origine romana, sebbene con tratti di irregolarità dovuti a cancellazioni o ripristini. Al contrario, il settore settentrionale è contraddistinto dal paleoalveo altomedievali del Panaro e dalle marginazioni riferibili al bosco ed alle proprietà comuni della Partecipanza agraria.
Lo sviluppo dell’indagine, comunque, ha travalicato ampiamente quelli che dovevano essere i confini dell’originaria pertinenza abbaziale.
La ricerca, avviata nel 2002, ha realizzato la copertura di estese porzioni del territorio: la superficie coperta al quarto anno di lavoro è di oltre 28 kmq., sui quali sono stati individuati 126 siti. Oltre a identificare concentrazioni di materiali mobili e strutturali, si è provveduto ad una raccolta sistematica di tutti gli oggetti all’interno degli areali di ricerca al fine di evidenziare anche l’incidenza delle presenze extra sito. L’andamento dei rinvenimenti per le quattro campagne di survey presentano una incidenza annua sostanzialmente identica, dovuta innanzitutto alla massiccia presenza di resti di età romana e, in minor misura, di età moderna nonchè ad una selezione progressivamente meno vantaggiosa delle aree di indagine. A livello statistico i siti mostrano una densità di circa 1 ogni 3 ettari.
La ricognizione ha indagato praticamente tutte le evidenze disponibili, fino alle strutture conservate in alzato e, per i secoli moderni, si è avvalsa anche del raffronto con le fonti cartografiche.
I dati forniti dalla ricognizione per il territorio nonantolano riproducono una dinamica insediativa che si può così riasumere:
1) dopo la prima fase imperiale, una massiccia contrazione di strutture rurali tra III e IV secolo a fronte di una significativa conservazione di margini centuriali conservati;
2) una consistente ripresa di età tardo antica nel settore meridionale e centrale del territorio, ossia nella porzione non interessata dal bosco.
3) fondazione dell’abbazia alla metà dell’VIII secolo. Verosimilmente tra VIII e IX secolo nasce anche un sito accentrato di discreta consistenza ai margini dell’area boschiva.
Le indagini relative ai contesti di età moderna hanno permesso di identificare una serie di strutture realizzate con ampio apporto di materiale deperibile ed in mattoni legati da terra. Siamo di fronte a manufatti che crediamo databili tra la fine del medioevo e l’inizio dell’età moderna, in coincidenza con un’ampia fase di ripopolamento delle campagna. Si tratta di un’edilizia che restituisce l’immagine di un sistema di appoderamento di dimensioni modeste, collegato a piccoli edifici privi di annessi significativi, destinate a strutture sociali monofamiliari e prive di spazi per la conservazione di grandi quantità di foraggio.
Gli edifici individuati corrispondono a tipologie elementari, diffuse ampiamente in area padana ma spesso trascurati dall’indagine sulle strutture rurali
Al fine di poter divulgare e valorizzare i risultati e le attività connesse al progetto è stata avviata l’elaborazione di un sistema informatizzato di dati di carattere archeologico, che riguardano sia le proprietà dei bacini sepolti, sia i caratteri delle strutture conservate in alzato, da gestire all’interno di un GIS. Tutte le informazioni prodotte dal progetto confluiscono in questo sistema, che costituisce un luogo di conservazione di informazioni (archivio informatizzato dei dati archeologici) spendibili sia sul versante della ricerca che su quello della tutela.
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