Università Ca' Foscari di Venezia - Dipartimento di Scienze dell'Antichità e del Vicino Oriente

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castello di Solimbergo (Sequals), Pordenone
 
Responsabile: Piuzzi Fabio
Responsabile sul campo: Cristina Brancati
Campagne di scavo: 1997-2004
Il castello di Solimbergo, di proprietà dell'Amministrazione comunale di Sequals (Pordenone), oggi appare come una piccola dimora fortificata di 550 mq di superficie cinta da un muro che, originariamente, si ergeva per una notevole altezza. I reperti ci informano che il castello è stato abitato sino alla fine del XVI secolo, forse anche all'inizio del successivo. Dalla cima della sua torre quadrata, posta sulla sommità di un rilievo sopra l'omonimo paese (frazione. di Sequals), la visuale spazia da ovest a est sulla striscia pedemontana occidentale percorsa da un'antica strada che conduceva a Concordia (a sud la visuale era impedita dal Col Palis). Questo tragitto è menzionato nel VI secolo da Venanzio Fortunato, vescovo di Poitiers, in un brano della sua Vita Sancti Martini (4, 644-651), con riferimenti anche ai submontana castella, cioè ai castelli che si ergono sui rilievi, e che evidentemente controllavano quella strada e quel territorio.
Dal 1997 il sito è oggetto di minuziosa indagine archeologica contestuale al recupero strutturale. I più recenti dati di scavo ci stanno chiarendo la disposizione dei vani del castello nel momento dell'abbandono. La cinta, con andamento planimetrico poligonale, era irrobustita all¹interno da strutture ad essa appoggiate. 
Durante la campagna di scavo del 2001 sono emerse tracce di una occupazione nel VII secolo. Pochi oggetti, rinvenuti in strato, ci informano di una presenza maschile e militare di epoca longobarda sulla cima del rilievo. Nello specifico si tratta di una controplacca di bronzo di cinturino, di forma triangolare (del tipo a "testa di cavallo", elemento di cosiddetta 'Gürtelgarnituren' d'epoca longobarda), relativo a corredo di personaggio di rango elevato. Ad epoca altomedievale si può ascrivere anche una cuspide foliata di freccia, piatta, con codolo di ferro, e alcuni frammenti di ceramica acroma grezza.
L'indagine, inoltre, ha documento una fase insediativa di X-XI secolo. Alcuni reperti, come la fibula bronzea della "Cultura di Köttlach", suggeriscono che all'epoca dell'infeudazione del territorio a cui faceva riferimento il castello, la classe egemone presente nella fortificazione apparteneva a nobiltà d'oltralpe. Il nome del castello corrisponderebbe alla forma italianizzata del tedesco Schönberg.
Entrando dall'ingresso soprelevato, ubicato a sud, a destra si nota il volume del 'palatium'(Edificio B), la dimora signorile; sul suo lato sud-ovest è stato appoggiato un piccolo forno, la cui funzione è ancora oggetto di discussione. A sinistra si percepiscono i resti di un piccolo edificio rettangolare (Edificio C: corpo di guardia?) con muri poco spessi. Verso nord, dopo uno spazio non edificato, compaiono i resti dell'Edificio D con dimensioni maggiori del precedente e la cui funzione non ci è nota (forse utilizzato per l'immagazzinamento e la conservazione e/o lavorazione delle derrate alimentari?). Al centro del complesso campeggia la torre-mastio (Edificio A), fondata sulla roccia naturale di base, la cui superficie qui è posta alla quota più alta di tutta l'area castellana. 
Con la sesta campagna di scavo (realizzata nel 2004) si è dato seguito all'indagine, avviata nel 2001, nel settore interno nord-orientale del castello, fra la torre mastio e il muro di cinta.
È stata ulteriormente approfondita e documentata l'evidenza stratigrafica relativa all'Edificio D, il quale presenta almeno due fasi di vita. Della prima fase è sopravvissuto solo il tratto di muro USM 301, con andamento nord-ovest/sud-est. La seconda fase vede la distruzione di gran parte delle sue strutture (ad eccezione di USM 301) e la costruzione del muro USM 305 (con andamento sud-ovest/nord-est).
È stato inoltre chiarito che le buche di palo, già rinvenute all'interno dell'edificio su una superficie considerata roccia naturale, in realtà erano state ricavate in uno strato (US 345) posto al di sopra di ulteriori orizzonti, a loro volta depositati sulla roccia naturale.
A più riprese, dal 1999 al 2001, le strutture murarie del castello sono state oggetto di interventi di consolidamento e integrazione al fine di rendere sicuro e visitabile il sito, ridonandogli un'immagine che era stata pericolosamente occultata dall'abbandono e dall'aggressione degli agenti naturali.
 
     
     
 

bibliografia

PIUZZI F., 2002, I castelli friulani: dall'immaginario collettivo a luoghi di ricerca per il Medioevo, in Gli echi della terra. Presenze celtiche in Friuli: dati materiali e momenti dell'immaginario, Convegno di Studi, Castello di Gorizia 5-7 ottobre 2001, Pisa-Roma, pp. 57-77.
PIUZZI F., 2000, Contributi per lo studio dell’incastellamento nel nord est italiano. Le strutture protofeudali alla luce di recenti dati archeologici (IX-XII secolo), in II Congresso Nazionale di archeologia Medievale, Brescia, 28 settembre-1 ottobre 2000, Firenze, pp. 132-143.
GRUPPO ARCHEOLOGICO “ARCHEO 2000” ( a cura di), 1999, Il castello di Shönberg (Solimbergo). Indagini storiche e ricerche archeologiche (1997-1998), Sequals (PN).

 
 
 

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