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I risultati
Lettura delle stratigrafie degli elevati: Il complesso castellano è stato suddiviso in 20 corpi di fabbrica principali, che sono stati singolarmente analizzati tramite l’individuazione di oltre un migliaio di unità stratigrafiche murarie. Le singole sequenze cronologiche relative dei corpi di fabbrica sono poi state collegate nel tentativo di ricostruire una sequenza generale per l’intero complesso. Sono stati individuati sostanzialmente sei grandi periodi di vita del castello, mentre un settimo, di cui non è emersa alcuna traccia né nelle strutture conservate in elevato né dai saggi di scavo, è da assegnarsi alla fortificazione conosciuta dalle fonti scritte anteriormente al XI secolo. Tale struttura, con tutta probabilità in materiale deperibile (legno e terra), non ha apparentemente lasciato alcuna traccia.
Il periodo 6 è riferibile all’ XI – XII secolo ed è stato individuato solo per le strutture della cosiddetta “Torre Mozza” e solo in via del tutto ipotetica. Questa era forse il nucleo primitivo della fortificazione, che venne poi affiancato da una cinta muraria in ciottoli di fiume e dotata di merlatura, databile al periodo 5 (XIII secolo). Dal punto di vista istituzionale è questo l’arco di tempo in cui la rocca è sottoposta alternativamente al controllo del vescovo e del comune Modenese. I lacerti di muratura sporadici di cui disponiamo che potrebbero risalire a questa epoca non ci permettono di comprendere chiaramente quale dovesse essere l’effettiva estensione e planimetria del complesso fortificato.
Con il periodo 4 (XIV secolo) si viene invece a modificare la situazione precedente e si crea un recinto chiuso, probabilmente più ridotto, individuabile in porzioni dei corpi di fabbrica 2, 18, 15, 14 e 11. E’ questo il momento anche dell’innalzamento, forse con un’altezza più limitata rispetto all’attuale, della cosiddetta torre di “Nonantola”. Non è chiaro se in questo momento la Torre Mozza fosse ancora in uso o già in rovina, mancando ogni dato stratigrafico diretto. Di sicuro antecedente al periodo successivo è ad ogni modo la struttura individuata come UTS 12000 e da noi considerata con tutta probabilità un’aula di culto. Purtroppo i livelli archeologici sono stati asportati quasi completamente da sterri di epoca recente, e ciò che rimane è la sottofondazione della struttura realizzata con una gettata di ciottoli contro terra. La chiesa potrebbe quindi essere pertinente sia a questo periodo che a quello precedente, se non addirittura al periodo 6.
Il momento più grandioso nell’attività costruttiva che coinvolge il complesso è il periodo 3, corrispondente al XV – XVI secolo, cioè all’assegnazione della rocca alla famiglia dei Contrari. Le esigenze militari mutano e il complesso viene modificato in direzione di una maggiore importanza della funzione residenziale: l’uso del mattone, probabilmente prodotto da una fornace ad hoc considerata l’elevata omogeneità delle misure dei laterizi, permette di innalzare le strutture già esistenti e di costruirne di nuove. Si viene così a configurare più o meno la forma attuale del manufatto: il palazzo residenziale ad L, la corte definita dal corpo di fabbrica 15 e 11 rialzati, la Torre di Nonantola ugualmente rialzata e dotata di beccatelli e merli a coda di rondine, come le due nuove torri angolari, cosiddette “del Pennello” e “delle Donne”, nonché il camminamento esterno che racchiude un piccolo fossato, forse parzialmente o totalmente riempito per utilizzarlo come terrapieno e che conduce alla torretta più piccola detta “della Pusterla”. Sul fronte settentrionale si viene ad accorpare un ambiente rettangolare con torre circolare aggettante, la cosiddetta “Rocchetta” che a sua volta conduceva verso camminamenti esterni ora scomparsi. L’ingresso alla corte avveniva attraverso il cosiddetto Cassero.
L’attuale ingresso è invece da ritenersi un’opera di periodo 2, realizzata cioè sotto la proprietà Boncompagni fra XVII e XVIII secolo. A questa stessa fase costruttiva sono da assegnare i ballatoi che corrono intorno al nucleo principale del complesso architettonico e che si configurano per un’elevata omogeneità sia nella tipologia dei beccatelli che delle aperture ad arco a sesto ribassato. Ulteriori interventi vanno poi ulteriormente nella direzione di una trasformazione del complesso verso un ambiente del tutto residenziale, quando ormai ogni necessità militare è del tutto cessata.
Il periodo 1 infine, che include il XIX e XX secolo, è quello che meno appare dal punto di vista strutturale, in cui non si verifica alcuna nuova aggiunta negli edifici, ma che ha più impatto dal punto di vista dei restauri, numerosissimi e spesso purtroppo altamente mimetici dei rapporti stratigrafici fra le apparecchiature murarie più antiche.
Scavo: Nel corso della campagna 2005 si sono aperte diverse aree di scavo, alcune delle quali hanno rilevato sostanzialmente solo strati contemporanei e recenti, senza la possibilità di approfondire la ricerca. Altrove invece si sono ottenuti risultati migliori seppur limitati.
UTS 1000: situata nel cortile del castello, con estensione di 5 x 4 metri, è consistita nello splateamento dell’acciottolato con mezzo meccanico, il quale ha messo in evidenza una precedente pavimentazione in cemento. Asportati quindi gli strati di cantiere di XX secolo tramite il mezzo meccanico, lo scavo ha rivelato una sequenza di piani in battuto non particolarmente strutturati alternati a riporti e rialzi di terreno costituiti da ciottolame, materiale edilizio di risulta e una pressoché totale assenza di materiale ceramico. Unica eccezione in questo panorama stratigrafico, è stato il ritrovamento di un sottile strato uniforme di carbone interpretato come livello di incendio, e datato, sulla base di pochi frammenti ceramici di “maiolica arcaica”, al XIV secolo. La valutazione dei livelli di scavo in connessione con le strutture murarie dell’UTCF 15 e 14 ha inoltre permesso di meglio comprendere le relazioni stratigrafiche tra i due corpi di fabbrica e l’appartenenza di entrambi alla seconda fase costruttiva del castello, cosiddetta “Grassoniana”, in accordo con la precedente lettura stratigrafica degli elevati. Lo scavo è stato inoltre approfondito, senza peraltro restituire ulteriori elementi datanti o interpretativi, fino ad una quota di – 4,5 metri rispetto al piano di calpestio attuale.
UTS 2000: la cosiddetta “Torre mozza”, conservata in alzato per circa 3,5 metri, è stata ripulita dagli strati di humus superficiali per rivelare un riempimento di ciottoli di fiume e malta molto tenace, senza alcun deposito archeologico scavabile
UTS 6000: in una zona adiacente alla precedente, interna al fossato castellano, si è aperto un saggio per verificare l’eventuale sopravvivenza di una parte della cinta muraria di prima fase, indiziata da analoghi lacerti murari il cui andamento faceva prevedere l’andamento di tale cinta proprio attraverso quest’area. La rimozione degli strati di riporto e di ghiaia relativi allo svuotamento e successivo livellamento del fossato compiuti negli anni ’70 ha messo in luce effettivamente alcuni corsi superstiti di un’opera muraria in ciottoli con andamento nord sud direttamente poggiante sulla roccia, e i segni di taglio nella roccia stessa per l’impianto di analoghe strutture murarie ora scomparse. Il sottilissimo livello di deposito sopravvissuto agli sterri degli anni ’70 non ha restituito alcun materiale utile alla datazione e all’interpretazione.
UTS 7000, 8000, 9000, 10000, 11000: si tratta di aree in cui si è proceduto alla sola pulizia, rilievo e documentazione di strutture, ad una quota di molto inferiore agli attuali piani di calpestio, costituite da murature in ciottoli probabilmente pertinenti alle prime due fasi costruttive del complesso, emerse nel corso dei differenti lavori di restauro tenutisi alla rocca dagli anni ’60 agli anni ’90.
UTS 12000: in questa zona, pertinente al fossato interno del castello, si è proceduto alla pulizia di una struttura emersa nel corso degli sterri degli anni ’70. Tale struttura è stata poi documentata e riconsiderata alla luce della sua posizione e morfologia, fatto che ci ha indotto ad interpretarla come parte di un edificio religioso ad aula unica con abside semicircolare esterna. I livelli stratigrafici residuali al di sotto dello strato di accrescimento humotico si sono rivelati piuttosto labili ma hanno tuttavia restituito minuti frammenti di ossa umane pertinenti con tutta probabilità ad uno o due calvari. E’ da rilevare come la struttura risultasse, a seguito degli sterri citati, quasi completamente svuotata all’interno e sottoscavata all’esterno, mantenendo in negativo le tracce della tecnica fondatoria contro terra.
UTS 13000: quest’area si trova in corrispondenza della precedente ma all’esterno del muro di contenimento UTCF 3. Il saggio aperto, di limitate dimensioni, aveva l’obbiettivo di valutare il grado di conservazione dei livelli archeologici in una posizione che in base a ricostruzioni icnografiche avrebbe dovuto corrispondere con la chiesa identificata in area 12000. Lo scavo ha in realtà verificato come ancora una volta gli invasivi lavori di sterro degli anni ’70 abbiano completamente asportato ogni livello e ogni struttura fino alla roccia.
Oltre al lavoro sul campo rientrano nel progetto di ricerca ulteriori attività post-scavo:
- studio dei materiali rinvenuti nei siti scavati: analisi ceramiche;
- analisi cronotipologiche delle aperture
- analisi mensiocronologiche dei laterizi del castello e degli edifici adiacenti.
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